L’emozione della rabbia in Gestalt

Fritz Perls è considerato il padre fondatore della Psicoterapia della Gestalt che nasce dalla Psicoanalisi di Sigmund Freud. Le teorie di Perls, però, portano presto la Psicoterapia della Gestalt a distanziarsi dalla Psicoanalisi. Un primo distacco avviene con la teorizzazione della fine dell’importanza dell’introiezione. L’introiezione è un meccanismo di difesa, inconscio per Freud, che la persona mette in atto per fare proprie, per interiorizzare quindi, alcune istanze del mondo esterno. Questo processo è fondamentale per tollerare l’ambivalenza verso un oggetto e gestire la paura della perdita. Perls sostiene la fine dell’importanza dell’introiezione con lo sviluppo della fase dentale del bambino quando diventa fondamentale imparare a suggere e quindi introiettare ciò che la madre gli sta passando, ma, allo stesso tempo, anche imparare a masticare ovvero a elaborare ciò che la madre gli sta dando. Masticare significa, quindi, che il bambino ha la possibilità di accettare ciò che è buono per lui, ma anche di “sputare” e rifiutare ciò che invece non lo è. Masticare e mordere sono espressioni dell’aggressività del bambino.

L’aggressività in Gestalt

Qui si inserisce un altro punto di distacco tra Gestalt e Psicoanalisi: l’aggressività è vista da Perls come qualcosa di positivo, di utile alla sopravvivenza stessa. Perls ne parla in maniera approfondita nel suo libro “l’Io, la fame, l’aggressività” in cui la critica alla teoria freudiana è evidente: sostiene che l’Io ha la capacità di soddisfare i propri bisogni, rappresentati dalla fame, attraverso un’attività auto affermativa che è l’aggressività di un individuo ed è questo che gli consente di assimilare o rifiutare l’ambiente, a seconda che esso gli si presenti come nutriente o nocivo.

Questa visione positiva dell’aggressività è un grande cambiamento. Etimologicamente la parola aggressività deriva dal latino adgredior composto da ad “verso” e gradior che significa “camminare”, “andare”, il suo significato originale quindi è “andare verso” o “avvicinarsi” a qualcuno o qualcosa. Questo comporta, quindi, che l’aggressività non ha un’accezione negativa, ma che possa, anzi, avere una funzione fondamentale per la vita e il benessere della persona.
Perls, sempre nel suo libro “l’Io, la fame, l’aggressività”, parla della fame come del bisogno di nutrirsi: il bambino ha quindi bisogno della madre come l’adulto ha bisogno dell’ambiente in cui vive. Nessuno di noi è una monade e tutti siamo interdipendenti. Ciò che qui cambia in maniera drastica è la possibilità per il bambino di assimilare ciò che la madre gli passa ma anche di sputare e quindi rifiutare ciò che non vuole dalla madre. Se questo è vero per un bambino, lo è ancora di più per un adulto.

Questo significa, ampliando lo sguardo, che noi tutti abbiamo la possibilità di scegliere. Scegliere non significa che le cose nel mondo esterno non accadano, anzi, spesso ciò che ci capita nella vita è ingiusto e assurdamente doloroso, ma possiamo scegliere cosa fare con quel che ci accade.

La rabbia in Gestalt

La rabbia è questa spinta a distinguere, quindi, tra ciò che ci piace e ciò che non ci piace, si attiva quando il nostro bisogno non è soddisfatto e ci consente di muoverci e non stare immobili. Senza rabbia non riusciremmo ad alzarci la mattina dal letto.
Abbiamo già detto che le emozioni di base in Gestalt sono quattro e che non sono né giuste né sbagliate, semplicemente sono e hanno tutto il diritto di esistere. Ciò che viene proposto nel lavoro terapeutico è di “lavorare” sull’espressione delle nostre emozioni. Non cambio ciò che sento, ma cambio ciò che dico, ciò faccio, come esprimo la mia emozione, in questo caso come esprimo la mia rabbia.

L’emozione della rabbia riveste un ruolo cruciale all’interno della Psicoterapia della Gestalt perché ha una funzione biologica di base, è un istinto fondamentale e funzionale alla sopravvivenza stessa dell’individuo, per fare sì che la persona possa affermarsi e possa soddisfare i propri bisogni. Senza rabbia non ci alzeremmo dal letto la mattina, non saremmo in grado di raggiungere risultati e traguardi come ad esempio conquistare un ragazzo che ci piace, superare un esame, laurearci. Non saremmo in grado di muoverci. L’accezione in positivo della rabbia è, infatti, la determinazione.

La rabbia, per quanto strano possa sembrarci, ci aiuta anche a scegliere. A distinguere. A trovare un modo per definire ciò che è mio e ciò che invece non lo è. Noi tutti abbiamo degli introietti: qualcosa che abbiamo ingerito senza masticare quando eravamo piccoli e resta con noi, anche ora, che siamo adulti. Questi introietti possono essere rivisti, rivisitati, scoperti, rimasticati e, quindi, digeriti o sputati, quando siamo adulti.
In Gestalt non si parla di Inconscio, ma di non consapevolezza
(un altro cambiamento fondamentale rispetto alla Psicoanalisi). Portare alla consapevolezza questi introietti che ci abitano, significa avere la possibilità di decidere cosa tenere e cosa lasciare andare. Cosa ci appartiene davvero e cosa invece no.

E tutto grazie all’emozione della rabbia.

La rabbia è nostra amica quindi. Imparare ad esprimerla è un lavoro lungo tutta una vita, ma quando scopriamo che la rabbia può essere espressa con sarcasmo oppure con un comportamento assertivo o anche con un’affermazione fatta a voce ferma, diventa un esercizio da non smettere più.

Perché se è vero che agire la rabbia è sbagliato, esprimerla è fondamentale per vivere meglio.