Le emozioni di base in Gestalt

di Valentina Gattei

In psicologia vengono individuate sette emozioni di base: gioia, dolore, rabbia, paura, disgusto, disprezzo e sorpresa.
In Gestalt ne consideriamo quattro: gioia, dolore, rabbia e paura. L’idea è che disgusto, disprezzo e sorpresa siano una sfumatura di una delle altre quattro emozioni di base.

Nessuna emozione è giusta o sbagliata. Un’emozione è e come tale va bene. Questo presupposto teorico della Gestalt comporta, nella pratica, non mettere in dubbio, non svalutare, non negare l’emozione sentita. Ma di cercare di comprendere come mai non vogliamo sentire una determinata emozione. Potrebbe essere qualcosa che ha a che fare con la nostra infanzia, magari da bambini ci dicevano “non piangere” o “non arrabbiarti che non ne vale la pena”. O magari può avere a che fare con noi, con l’immagine che vogliamo dare di noi come accoglienti e accomodanti o magari impavidi e senza paura. Anche la gioia, generalmente considerata un’emozione “positiva”, può essere comunque difficile da esprimere o, per alcuni, deve avere un certo grado di intensità non troppo elevato.

In Gestalt ogni emozione ha diritto di esistere. Certo, la domanda che ci si pone subito dopo “Cosa sento?” è se quell’emozione che domina è “reale” o ne nasconde un’altra. Ad esempio se la rabbia nasconde la paura o il dolore o se il dolore cela della rabbia che, magari, non mi permetto né di sentire né di esprimere. In ogni caso, il presupposto della Gestalt è che ogni emozione è, non esiste “giusto” o “sbagliato”.

Le funzioni biologiche delle emozioni

A ogni emozione di base corrisponde una funzione biologica:

  • alla rabbia il territorio;
  • alla paura la fuga;
  • alla gioia la sessualità;
  • al dolore il bisogno.

Già il fatto di parlare di funzione biologica ci dice però qualcosa di fondamentale in Gestalt. Ogni emozione è necessaria alla nostra sopravvivenza. Certo, il problema si presenta se una di queste quattro emozioni di base è inflazionata rispetto alle altre e ci domina, senza che siamo realmente in contatto né con quel che accade fuori di noi né con quel che accade dentro di noi, ma tutte sono fondamentali per la nostra sopravvivenza.
Cercherò di descrivere brevemente ogni emozione e la relativa funzione biologica.

L’emozione della rabbia in Gestalt

Quante volte da bambini ci hanno detto “non ti arrabbiare”? Sicuramente troppe. La rabbia è un’emozione che, di solito, non ci piace tanto. Spesso viene agita e non espressa. Ma che differenza c’è tra agire e esprimere la rabbia?
Agire la rabbia significa, ad esempio, dare delle sculacciate a un bambino, ma anche urla, giudizi, svalutazioni, parolacce. Esprimere la rabbia invece significa riuscire a stare su di sé e non sull’altro, potremmo dire, ad esempio, “non mi piace quello che mi dici” o “oggi no, non ho voglia”, possiamo usare anche metodi più indiretti come il sarcasmo e l’ironia, o anche compiere delle azioni quali uscire dalla stanza o distrarci mentre qualcuno ci parla. Può sembrare strano, eppure sono tutte modalità espressive della rabbia.
Per imparare ad esprimere la rabbia è fondamentale accettare di provare questa emozione e comprendere che ha una funzione fondamentale nella vita di ognuno di noi. È la rabbia, infatti, che ci permette di alzarci ogni mattina dal letto, di fare fronte ai nostri impegni giornalieri, di raggiungere gli obiettivi che ci prefissiamo. Una declinazione della rabbia è proprio la determinazione.

La rabbia ha, inoltre, una funzione fondamentale per il nostro organismo: il territorio. Ma cosa significa “territorio”? Significa che la rabbia è funzionale a conquistare o difendere il proprio territorio che, tradotto nella vita di tutti i giorni, sarebbe come a dire che senza rabbia sarebbe impossibile per noi raggiungere un obiettivo, tenere il punto, passare un esame, conquistare un ragazzo, ottenere una promozione. Il territorio, potremmo dire, serve a tracciare un confine tra ciò che è mio e ciò che è tuo.

L’emozione della paura in Gestalt

Anche con la paura possiamo avere un rapporto quanto meno controverso. Magari non la riconosciamo o non la vogliamo sentire. La paura è un’emozione che può essere stata svalutata quando eravamo bambini o al contrario può essere che ci abbiano trasmesso paura di tutto. Diciamo che la paura dovrebbe avere un oggetto per non diventare ansia e, quindi, paura generalizzata. È poi importante imparare a riconoscere le situazioni in cui veramente siamo in pericolo e quelle in cui, invece, stiamo proiettando fantasmi interiori che non esistono se non dentro di noi.
La paura ha un’importante funzione biologica: ci predispone infatti alla fuga o attacco in caso di pericolo e ci salva la vita.
È interessante scoprire quante volte ci siamo messi in situazioni pericolose proprio perché non abbiamo sentito la paura o, ancora, quante volte ci siamo inibiti nel fare qualcosa a causa di una paura immaginaria.
Imparare a riconoscere la paura, darle spazio, significa imparare anche a rassicurarsi da sé, ad accogliersi, a chiedere aiuto. A cercare di salvarsi la vita, appunto.

L’emozione della gioia in Gestalt

Nella sfera della gioia troviamo le emozioni che hanno a che fare con l’amore, il bene, la felicità, la sessualità. Anche la gioia è un’emozione che può essere difficile da esprimere. Pensate a quanto può essere faticoso dire a qualcuno “ti voglio bene” e quanto è importante per noi. Pensate a quante volte la nostra gioia viene mascherata, svalutata, soppressa perché c’è un modo “giusto” e uno “sbagliato” di esprimere anche questa emozione. E invece. Invece che meraviglia riuscire a dire la propria passione, i propri sogni, il proprio bene. Farlo uscire dagli occhi, dal cuore, da tutto il nostro essere perché arrivi all’altro. La funzione biologica della gioia è la sessualità che serve alla riproduzione dell’essere umano.
Imparare ad esprimere la gioia e, di conseguenza, l’amore, l’entusiasmo, la passione, mostrandosi nudi e autentici agli occhi degli altri può essere faticoso, può richiedere un grande sforzo e portare a momenti intensi di commozione, ma il calore che si sente dentro e la vitalità che si prova, ne valgono sicuramente la pena. Essere così autentici nel mostrare questa emozione, richiede un grande coraggio.

L’emozione del dolore in Gestalt

Infine abbiamo il dolore. Come le altre, anche questa emozione è spesso rifuggita, non raccontata, chiusa in stanze buie dentro di noi. Il dolore che proviamo, da molti, può essere tenuto nascosto. Guai a dire che si soffre, a permettersi di sentire il dolore. Il dolore richiede tempi lunghi, tempi di resa e di attesa, in cui sperimentare il buio dell’anima per accorgersi che il sole sorge, comunque, ogni giorno.
Il dolore spesso ci spaventa e ce ne allontaniamo il più possibile o ci immaginiamo che di fronte a una persona che soffre dobbiamo fare qualcosa per tirarla fuori da quel dolore e invece no. Con il dolore non si fa, con il dolore si sta. E in questa accettazione incondizionata che può trovare una sua forma, una sua abitabilità fino a divenire non più figura, ma sfondo dell’esistenza della persona.

Ci possono essere anche individui che si crogiolano nel dolore, che fanno del lamento, di quel che manca, la loro specialità. Ecco perché in terapia e nel counseling è molto importante aiutare la persona a cercare nuovi punti di vista sulla propria vita e parole nuove per narrarsi.
A volte, soffrire è una scelta deliberata che può fare sentire qualcuno speciale. Per chi vive così il dolore, forse, può essere interessante capire come mai è così attaccato a questa emozione e cosa succederebbe se, invece, la lasciasse andare?
La funzione organica del dolore è il bisogno. Ci sono diverse modalità di espressione del bisogno, ci sono persone che nemmeno sanno di averlo un bisogno, altre che non lo esprimono, altre che pretendono o si aspettano di essere viste. Invece esprimere un bisogno significa assumersi la responsabilità di quello che sento e chiedere e, quando si fa una richiesta, l’altro ha sempre due possibilità: dire sì oppure no.
In ogni caso, anche in relazione al proprio dolore e ai propri bisogni, è fondamentale che una persona impari a riconoscerli, accettarli, dare loro spazio, senza che diventino l’unico colore della nostra tavolozza di emozioni.

La Gestalt ci insegna, con fatica e giorno dopo giorno, a assumerci la responsabilità del nostro sentire, dell’espressione della nostra emozione e dell’azione che facciamo seguire a questa emozione con un’attenzione al ciclo del contatto.
Essere gestaltisti è molto difficile, eppure ne vale assolutamente la pena perché la vita diventa più piena e degna di essere vissuta, qualunque sia l’emozione che stiamo provando.