di Valentina Gattei
Gestalt è un termine tedesco che non ha una esatta corrispondenza in italiano, viene tradotto con “forma”, “struttura”, “configurazione”. Quando parliamo di Gestalt in ambito psicologico dobbiamo distinguere tra Psicologia della Gestalt e Psicoterapia della Gestalt.
Psicologia della Gestalt: cos’è?
La Psicologia della Gestalt nasce negli anni ’20 in Germania grazie soprattutto a Max Wertheimer, Wolfgang Köhler e Kurt Koffka e si concentra sullo studio della percezione. L’idea, al tempo, era che venissero visti i singoli elementi di un’immagine, mentre questi tre studiosi dimostrarono che a essere percepita è l’immagine nel suo complesso. In un noto esperimento, delle persone venivano poste di fronte a dei singoli punti in movimento che non venivano visti come separati, bensì come una singola linea continua. La Gestalt viene, quindi, definita “Psicologia della forma“: ciò che viene percepito è la totalità e non le singole parti di quanto stiamo osservando. L’individuo riorganizza percettivamente, cognitivamente e emotivamente, ciò che vede, sente, prova, in un tutto che dà forma e senso all’esperienza che sta vivendo.
Il tutto è più della somma delle sue parti
Proprio partendo da questi studi nasce una delle più famose affermazioni della Gestalt “Il tutto è più della somma delle sue parti“. La totalità di ciò che percepiamo, quindi, è qualcosa che va oltre alle singole parti che formano l’oggetto percepito. La totalità non può esistere senza le singole parti che la compongono, eppure è qualcosa di più, qualcosa che va oltre. Nella percezione la mente dà una visione unitaria, un’immagine totale a cui attribuisce un significato. La portata di questo assunto, a livello psicologico e esperienziale nella pratica clinica, è enorme. Significa la possibilità per un singolo individuo di percepire sé stesso come formato da diverse parti che, certamente, lo caratterizzano eppure non sono esattamente la totalità del suo essere. Vi è qualcosa di più. Quel qualcosa in più è la totalità. Così come questo è vero per sé stessi, è vero anche per gli altri. Questo concetto teorico quindi ci consente di imparare a tollerare l’ambivalenza, nostra e altrui, in un percorso di accettazione delle contraddizioni che fanno, inevitabilmente, parte dell’essere umano.
Ancora, questa idea che “il tutto sia più della somma delle sue parti” porta a vivere un’esperienza, attuale o passata, aprendo alla possibilità di uno sguardo nuovo su quanto accaduto e quanto accade. Ci sono varie parti che formano il tutto dell’esperienza la cui rielaborazione cognitiva, emotiva, dipende dal singolo individuo e dalla sua percezione. Le parole che usiamo per raccontarci e raccontare ciò che ci accade formano la nostra realtà e la determinano. È fondamentale ri-narrarsi in terapia usando parole nuove. Uno degli obiettivi della terapia è, come scrive Polster, riuscire a far cogliere alla persona che “ogni vita merita un romanzo”.

Il concetto di figura/sfondo in Gestalt
Un altro concetto chiave legato alla Psicologia della Gestalt è quello di figura/sfondo. La figura è ciò che è in primo piano, ciò che attira l’attenzione, lo sguardo dell’osservatore, mentre nello sfondo stanno tutti quei dettagli non percepiti, tralasciati, lasciati sullo sfondo appunto e che, in ambito terapeutico, possono costituire una vasta area di risorse non contemplate, non conosciute o non considerate dal cliente. In ambito clinico riuscire a portare il proprio cliente a considerare ciò che sta sullo sfondo significa aiutarlo a comprendere, a vedere tutti quegli elementi non considerati, persone dimenticate, risorse possibili, aprendo anche alla possibilità di uno sguardo nuovo, differente. Significa quindi riuscire ad aiutare la persona ad aiutarsi, concetto chiave della Gestalt, ampliando lo sguardo e la visuale, aumentando la prospettiva di ciò che è possibile e di ciò che, invece, potrebbe essere realmente impossibile, in una prospettiva di adattamento creativo alla realtà. La realtà è quella che è, ma siamo sicuri di vedere tutti gli elementi che la compongono o di conoscere tutte le possibilità che abbiamo a disposizione?
Le figure ambigue in Gestalt
Un altro famoso studio all’interno della Psicologia della Gestalt è quello che riguarda le figure ambigue: immagini che hanno una doppia rappresentazione, ma a livello di percezione è possibile vedere solo una immagine alla volta. Oltre ad avvalorare il concetto di percezione come percezione dell’insieme della forma e di ciò che è in figura e ciò che è sullo sfondo, queste immagini ambigue hanno la capacità di aprire a prospettive diverse. Entrambe le interpretazioni dell’immagine ambigua sono valide, questo significa che la percezione, per quanto diversa, è ugualmente vera e reale. Questo concetto apre alla possibilità, fondamentale in Gestalt, di accettare la diversità di punti di vista.
In linea generale, in psicologia, non siamo alla ricerca della verità oggettiva, della verità storica, non siamo detective, ma siamo interessati alla verità narrativa, soggettiva, del nostro cliente, della persona che abbiamo di fronte. Che colori ha il suo mondo? Cosa si muove e cosa abita nella sua visione? La sua prospettiva è vera, valida e va accolta attraverso la sospensione del giudizio. Non esiste giusto e sbagliato in Gestalt, esiste ciò che è etico. L’etica, usando le parole di Paolo Quattrini, può essere definita come “il bello e il buono per me e per l’altro“, non va confusa quindi con la morale o con concetti “vuoti” che in terapia vanno riempiti di significato quali “rispetto”, “amore”, “giustizia”. Cos’è il rispetto per te? E cos’è l’amore? E la giustizia?
Solo fuori dalle certezze assolute, in un mondo fatto di “immagini ambigue”, pieno di visioni diverse e altrettante diverse interpretazioni, possiamo incontrare l’altro, il diverso da noi.

Psicoterapia della Gestalt: cos’è?
Nasce più tardi, negli anni ’50 in Usa, la Psicoterapia della Gestalt grazie al contributo di Fritz Perls, considerato il padre fondatore insieme alla moglie Laura Polsner e ad altri intellettuali statunitensi tra cui Paul Goodman e Isadore From. La Psicoterapia della Gestalt nasce dalla delusione nei confronti della Psicoanalisi di Freud e si inserisce a pieno titolo all’interno delle terapie umaniste, si basa e fa proprie diverse filosofie e orientamenti tra cui:
- l’approccio olistico dato che considera l’individuo come una totalità di mente e corpo;
- la Psicologia della Gestalt in particolare per il concetto di figura e sfondo e facendo propria l’idea che il “tutto è più della somma delle sue parti”;
- la filosofia esistenzialista e fenomenologica in particolare per il concetto “Io-Tu” di Buber e l’importanza del “qui ed ora” di Husserl;
- le filosofie orientali tra cui il Taoismo e lo Zen dove ciò che conta è la consapevolezza del proprio sentire, l’accettazione di ciò che accade (è famosa la frase di Perls che recita “Una rosa è una rosa è una rosa” ovvero quel è, è) ma allo stesso tempo si basa sul fluire delle proprie emozioni.

Le emozioni nella Psicoterapia della Gestalt
La Psicoterapia della Gestatl ha un approccio rivoluzionario rispetto alla Psicoanalisi, dalla quale comunque deriva, rispetto al ruolo e all’importanza delle diverse emozioni. Prima tra tutte l’emozione della rabbia di cui Perls parla nel suo libro “L’Io, la fame e l’aggressività”. La rabbia, come tutte le altre emozioni, è utile alla sopravvivenza dell’individuo e nessuna di esse è sbagliata. Ogni emozione è, e ha tutto il diritto di esistere. Questo significa che nella Psicoterapia della Gestalt è fondamentale recuperare la capacità del cliente di sentire le proprie emozioni, senza giudicarle negativamente, e sulla base del proprio sentire mettere in atto un comportamento congruente e che ci consenta di chiudere il ciclo del contatto.
Il confine del contatto
Noi tutti siamo inseriti in un ambiente, in un contesto relazionale. Tra una persona e il suo ambiente esiste un confine che viene definito confine del contatto ovvero uno spazio tra me e l’altro, tra me e il mondo, ed è qui, in questo spazio vuoto che avviene il contatto con l’altro e con l’ambiente. Per la Psicoterapia della Gestalt è in questo confine che è possibile un lavoro terapeutico, in questo spazio di contatto e adattamento della persona al suo ambiente, alle relazioni. Si parla di creatività e adattamento creativo assumendo che la realtà sia quella che è, ciò che accade, accade e, a volte, la vita sa essere tristemente dura e faticosa, ma allo stesso tempo l’individuo ha in sé la potenzialità di dare molteplici risposte creative a quel che gli accade.

Responsabilità in Psicoterapia della Gestalt: respons-ability
In Psicoterapia della Gestalt si parla di responsabilità come respons-ability ovvero abilità di risposta. Significa quindi che la persona può rispondere diversamente a quel che le accade, assumendosi la responsabilità della propria esistenza e compiendo forse l’azione più rivoluzionaria di tutte: scegliere. Scegliere cosa tenere e cosa lasciare. Scegliere come rispondere a situazioni difficili, a inciampi, dubbi, paure, sopraffazioni e ingiustizie e di farlo in maniera creativa, diversa, inaspettata rispetto a come ha sempre fatto. È qui che la Psicoterapia della Gestalt aiuta la persona ad aiutarsi: a trovare una propria modalità di adattamento creativo all’ambiente, cercando modalità di essere e di comportarsi che siano più funzionali al benessere del cliente (o, per lo meno, che lo aiutino a stare meno peggio).
Nella Psicoterapia della Gestalt la libertà e la responsabilità sono valori imprescindibili e fondamentali di ogni incontro. Che per sua natura non potrà che essere unico e diverso. In quest’epoca storica mi pare fondamentale ricordare che tutti siamo uguali nella nostra diversità e tutti siamo diversi nella nostra unicità.
La Gestalt ci aiuta a essere più democratici, con noi stessi e con gli altri. E mai come ora abbiamo bisogno di baluardi di democrazia.
Photo credit:
https://24hdrawinglab.wordpress.com/2024/02/15/la-teoria-della-gestalt-nellarte-la-forma-nel-suo-insieme/
https://www.convincere.eu/2016/02/27/cdv-cittadini-forze-dell-ordine-e-amministrazioni-l-insieme-e-piu-della-somma-delle-sue-parti/
https://www.amalthea.it/blog/gestalt-psicologia-che-incontra-marketing-e-comunicazione/
https://www.facebook.com/groups/363899851255833/
Cinzia Mazzotti
Bibliografia?


