di Valentina Gattei
Le emozioni di base in Gestalt sono rabbia, paura, gioia e dolore.
In questo post parleremo della gioia. Comunemente viene identificata come un’emozione positiva, legata a sfumature quali l’amore, l’affetto, la tenerezza, l’eccitazione, la sessualità, la pienezza del cuore, la soddisfazione.
Può essere considerata facile da esperire e da dire. L’esperienza, però, ci insegna che non sempre è così.
Esistono caratteri specialisti di questa emozione, che cercano di stare esclusivamente in ciò che di piacevole e bello c’è nella loro vita, come fosse inflazionata, eppure la gioia, quella autentica, non ha a che fare con la negazione degli altri sentimenti e nemmeno con uno sguardo distorto, volto solo a cercare il bello.
Per sentire la gioia è importante sentire tutte le emozioni.
La gioia richiede, per essere sentita davvero, una grande consapevolezza emotiva che passa – ineluttabilmente – attraverso il sentire tutte le emozioni, comprese quelle che non ci piacciono affatto. In Gestalt è necessario sentire tutto: il dolore, la paura e la rabbia che ci abitano, per potere dare spazio a una gioia vera, piena, fatta di mille sfumature e colori.
Può essere difficile da esprimere, tanto quanto, se non di più, delle altre emozioni. Quanto faticoso può essere comunicare un sentimento di felicità agli altri o l’amore che sentiamo quando guardiamo qualcuno a noi caro? Può provocare un senso di vergogna, imbarazzo e farci sentire fragili, vulnerabili, comunicare il nostro amore, la gratitudine, il bene che vogliamo a qualcuno. Oppure, potrebbero averci insegnato che va contenuta, che non si deve eccedere nel manifestarla perché è inopportuna, esagerata e inadeguata.
Per alcuni può essere più facile mostrare la rabbia, la delusione, la svalutazione di Sé e dell’altro, piuttosto che cedere all’entusiasmo e all’eccitazione. Scrive, infatti, Umberto Galimberti “Quanti prediligono la garanzia della noia al rischio dell’entusiasmo?”.
Riscoprire la gioia attraverso la Gestalt.
Alcune persone hanno necessità di ritrovare, riscoprire questa emozione. Polster, nel suo libro “Ogni vita merita un romanzo”, sostiene che l’esistenza di ognuno di noi ha qualcosa di magico, unico, irripetibile e che la terapia si sostanzia, per molti, nel ritrovare piacere in ciò che già c’è nella propria vita, ma che non viene considerato. Riuscire a portare una persona a sentire che quel che vive e racconta è interessante, proprio come un romanzo, per alcuni è il fine stesso della terapia.
Così si possono aprire scenari nuovi, di possibili racconti prima indicibili, che portano a esprimere sogni, desideri perduti, momenti minuscoli di apparente insignificanza che aprono spiragli di una gioia intensa. La luce dell’alba che filtra la mattina dalla finestra, il sorriso di uno sconosciuto per strada, il sapore buono che ha il pane caldo o il profumo intenso che sale dalla terra dopo la pioggia in estate. La gioia, a volte, appare improvvisa e inaspettata. Come un’epifania che viene da dentro per la meraviglia del mondo intorno a noi.
Qual è la funzione biologica della gioia?
Ogni emozione ha una funzione biologica: quella della gioia è la riproduzione. È, infatti, legata alla sessualità e spinge l’individuo ad avvicinarsi all’altro e all’istinto, fondamentale per la sopravvivenza, legato alla procreazione.
Riuscire a dare spazio, voce e raccontare questo sentimento può comportare, per alcuni, grandi sforzi e sacrifici ed essere difficileda comunicare all’altro e a sé. Ci vuole un coraggio immenso a mostrarsi pieni di amore e gratitudine, pieni di gioia, appunto.
In Gestalt si impara a sentire ed esprimere questa emozione, proprio come tutte le altre. Con un approccio volto all’autenticità, senza classificare un’emozione come positiva o negativa. Si incoraggia il cambiamento di ciò che non consente alla persona di vivere una vita piena, che sia il più possibile vicina a ciò che è la sua essenza, al di là di ogni “si deve” o “si fa”. Questo significa che per alcuni è necessario scavare a fondo per ritrovare la gioia di vivere, perduta in meandri di un’esistenza che non si sente propria né soddisfacente, per altri invece significa andare oltre al sorriso forzato che cela un dolore inesprimibile e, a tratti, considerato inabitabile.
Il fine ultimo della terapia della Gestalt è…
Il fine ultimo della terapia è integrare tutte le parti interne che ci abitano e formano il nostro Sé e riuscire a mostrare la nostra fragile, sbeccata e dolcissima umanità. Al di là di ogni apparenza, perché quello che ci accomuna è che tutti, ma proprio tutti, abbiamo una crepa che crediamo bruttissima e, invece, se ci concediamo il coraggio di guardarla e mostrarla agli altri, ci accorgiamo che è da lì che passano la luce e l’amore. Proprio lì dove siamo rotti. Ed è per questo che la Gestalt è meravigliosa. Perché rende possibile guardare con amore, tenerezza e compassione, questa nostra umanità sgangherata. E mai come oggi c’è bisogno di amore e gentilezza.

