Incanto e psicoterapia della Gestalt di Erving Polster

Erving Polster

La Gestalt a orientamento fenomenologico esperienziale si basa sull’esperienza, su ciò che accade nel qui ed ora nell’incontro tra un Io e un Tu che, per definizione e necessità, è sicuramente Altro e Alterità.

Fritz Perls, fondatore della Psicoterapia della Gestalt, era solito definire la “teoria” come “merda di elefante”. Questa posizione, che oggi definirei estrema, era forse necessaria data la predominanza al tempo della Psicoanalisi in cui il “parlare di”, il cosiddetto “aboutismo”, non necessariamente portava a un miglioramento né della propria consapevolezza né della propria vita, entrambi obiettivi della Psicoterapia della Gestalt che si caratterizza proprio per questa rottura con il modello dominante psicoanalitico.

Questo approccio, però, ha portato a un ritardo nella produzione di testi che approfondiscano il punto di vista teorico della Gestalt. Per fortuna, tra gli autori che hanno dato il loro contributo troviamo Erving Polster, pioniere della Gestalt e autore di alcuni tra i libri più emblematici per chi vi si approccia.

Incanto e Psicoterapia della Gestalt: premessa

Nel suo meraviglioso libro “Incanto e Psicoterapia della Gestalt”, Polster parla dell’incanto della vita e per la vita, per l’incontro con l’altro, per l’esistenza stessa che semplicemente è e lo fa con un tono di voce, con delle parole che sono un trampolino di lancio verso la meraviglia, verso l’incanto che l’autore descrive.

Si rende necessaria una premessa: in Gestalt, la teoria non è mai fine a sé stessa, ma è sempre poggiata su un’esperienza vissuta o ancora da vivere e dà profondità, attribuisce senso, a ciò che ci accade nelle vita di tutti i giorni. Ecco perché non esito a definire questo testo incantevole nel senso inteso dall’autore, ovvero in grado di produrre nel lettore un’immersione tale da provocare l’incanto, la meraviglia e la gratitudine per quanto sta leggendo.

Erving Polster, nel descrivere il suo approccio teorico e pratico alla Gestalt, parla di come questa miri a aumentare la consapevolezza delle persone e come sia fondamentale stare con quel che accade nella vita di tutti i giorni senza andare a cercare grandi sensi e significati in eventi passati. Si sta qui, ora. E si dice sì alla vita. Scrive: “Un senso della vita così com’è. Dice sì, sì, sì. Questa sensazione di semplice giustezza dell’esperienza serve come base per accogliere gli sviluppi della vita.”1 Quel che accade, accade. È quel che ne facciamo di quel che ci accade che fa la differenza. Come “sentirsi a casa con la vita.“2

La Gestalt, se vissuta pienamente, permette un contatto con il proprio sentire e il sentire del mondo intorno: questo dona una meraviglia inaspettata e improvvisa.
Come quando il sole sorge e la luce filtra lieve dalle finestre, quando senti il rumore del mare e le onde che inesorabili si infrangono a riva, quando vedi il sorriso di un bambino. Quando incroci lo sguardo di una persona amata o ti accorgi di una foglia che cade in un’inaspettata danza, quando l’odore dell’aria cambia e promette pioggia.
Quando il vento fresco arriva improvviso sulla pelle nuda in una giornata afosa di sole, quando ti accorgi dei mille colori dell’autunno che sfumano e stupiscono e non sai quanti possano essere, quando riesci a ridere di cuore e sorridere forte.
Quando leggi un libro commuovente, una frase d’amore, quando ti dicono e riesci a dire “per fortuna che ci sei”. Quando le lacrime scendono e non c’è nessuna vergogna.

Riuscire a cogliere questa meraviglia che esiste nelle piccole di cose di ogni giorno della nostra vita permette di scoprire un trampolino di lancio verso l’incanto della vita e per la vita. Propria e altrui.
Nel suo libro, Polster si domanda come si possa portare l’incanto all’interno della propria vita e della stanza di terapia e afferma che per verificarsi, l’incanto, ha bisogno di alcuni fondamenti.

La concentrazione: primo fondamento dell’incanto in Gestalt

Il primo fondamento di cui parla Polster è la concentrazione.
In un rapporto terapeutico l’unica persona che conta per il terapeuta, in quel momento, è il suo cliente. È totalmente concentrato su di lui, quindi tutto il resto (problemi, affanni, dubbi, paure) va sullo sfondo. La concentrazione è vuota di contenuto, per essere ha necessità di un oggetto. La concentrazione è sempre su qualcosa o qualcuno. Ha una natura non definita che assume significato e connotati sulla base di ciò su cui ci si concentra.

Posso, quindi, concentrarmi sul respiro, sulla mia tristezza, su quel che mi accade nell’esperienza che sto vivendo ora, senza però cercare di trascendere ciò che mi accade, ma piuttosto cercando di divenirne consapevole al fine di liberare me stesso, il mio Sé, dai tanti “si fa” o “non si fa”, liberando l’espressione della propria natura creativa.
Un terapeuta gestaltico si può considerare un buon terapeuta se si immagina tanti scenari possibili di fronte a quel che il cliente racconta e la Gestalt è un insegnamento a liberare la propria espressione creativa.

Se questo è vero all’interno del rapporto terapeutico, lo è anche nella vita di tutti i giorni. Riuscire a prestare attenzione e concentrarsi su quel che si fa e quel che ci sta avvenendo in quel preciso momento ci consente di avere un approccio alla vita che non dà per scontato quel che succede, si è come pronti a cogliere la meraviglia laddove accada.

La fascinazione: secondo fondamento dell’incanto in Gestalt

Un secondo fondamento che precede l’incanto è la fascinazione che è una forma di attenzione con l’aggiunta di un coinvolgimento personale come quando siamo incantati, affascinati, catturati, meravigliati. “Tutti termini che portano con sé un senso speciale di cura.3“

Ricevere questo interesse continuo e incrollabile nel corso di settimane, mesi, anni di terapia è la base si cui si compie gran parte del lavoro terapeutico. Un fraintendimento sulla fascinazione è che solo alcune persone siano affascinanti. Non è così.
Conoscere una persona, il suo mondo, i suoi valori, il modo di pensare e sentire, quali paure e desideri lo abitano, dovrebbe affascinare il terapeuta. E laddove il cliente sia allenato da anni a cercare di essere poco affascinante, il terapeuta può sempre mettere in gioco il suo interesse verso la riluttanza del cliente ad essere interessante.
Un aspetto fondamentale della terapia è proprio riuscire a ripristinare la fascinazione del cliente per sé stesso e per il mondo.

Se questo aiuta il terapeuta e il cliente, aiuta anche chiunque di noi all’interno della nostra esistenza e delle nostre relazioni. Credere che quel che ci accade sia interessante, degno di essere vissuto prima e raccontato poi, ci apre alla possibilità di provare un sentimento di benevolenza per noi stessi e per gli altri. Perché quando si impara ad accettare la possibilità di essere affascinanti, anche le vite degli altri assumono colori e sfumature tutte da scoprire e dalle quali possiamo lasciarci affascinare.

L’esperienza dell’incanto

“Basato sul concetto di concentrazione c’è l’esperienza dell’incanto che rappresenta un’amplificazione intensa dell’attenzione. Abbiamo esempi di incanto nella bellezza della natura oppure lo percepiamo in sensazioni profonde come l’amore romantico. Come possiamo, dunque, riconoscere un’esperienza così straordinaria in un contesto apparentemente ordinario di una conversazione terapeutica?”4

Scrive Polster che al di sotto degli scambi comunicativi e degli eventi quotidiani, si cela qualcosa che può essere affascinante, che porta con sé una promessa costante di novità e un susseguirsi avvincente di eventi che possono condurre a una comprensione profonda di Sé in una prospettiva in cui si è al tempo stesso testimoni e protagonisti della propria vita. I momenti di incanto nella vita di ciascuno di noi funzionano come momenti che illuminano la nostra stessa esistenza e portano la terapia a essere una fonte di piacere diversa dalla leggerezza.

L’attenzione concentrata che il terapeuta mette nell’ascolto del suo cliente è come se portasse ad acquisire un rispetto nuovo per ciò che ha da dire, rendendo importante il proprio racconto e la propria storia.
Inoltre la terapia permette, grazie alla sensibilità aumentata e all’attenzione prestata, di entrare in un mondo colmo di esperienza.
Da sempre l‘uomo si pone la domanda “A cosa serve la mia vita?” La Gestalt offre un aiuto nella ricerca della risposta a questa domanda. Non offrendo soluzioni preconfezionate, ma proponendo orizzonti nuovi in cui lo sguardo possa spaziare alla ricerca di un senso che è proprio, unico e diverso da quello di tutti gli altri e lo fa attraverso la riscoperta di Sé, del proprio valore, del piacere come guida verso l’incanto. Non si tratta di edonismo, ma di etica: ciò che è buono e bello per noi e per l’altro, in questo equilibrio instabile tra un Io e un Tu. Considerando che tra tesi e antitesi si cerca, non tanto un compromesso, ma una sintesi. Una posizione nuova che possiamo abitare entrambi e entrambi, si spera, il più incantati possibile.

“L’incanto serve a illuminare la vita ordinaria che lo segue, ma l’incanto può anche illuminare l’ordinario, offrendo una nuova misura di riconoscimento e significato dell’esperienza ordinaria.”5 (pag. 57)
Come a dire che la meraviglia dell’esistenza c’è, che noi la vediamo o meno, che riusciamo a sentirla o meno. La Gestalt ci aiuta ad affinare la capacità di sentire le emozioni, tutte, quelle che ci piacciono e quelle che non ci piacciono. E solo così, attraversando le valli del dolore che ci abita, rassegnandoci alla paura che ci coglie improvvisa, accogliendo la rabbia che ci muove, possiamo sentire tutta la meraviglia, l’incanto, la gioia dell’esistenza.

Saper sorridere a uno sconosciuto per strada, ammirare estasiati un tramonto, perdersi nel cielo infinito di stelle. Osservare un bambino che gioca, stare stesi nell’erba come esperienza mistica, cantare una canzone che ci strazia il cuore. Ridere come matti per una cosa buffa e minuscola, entusiasmarsi per l’amore che è tutto intorno a noi. Coltivare piccoli orticelli abitabili da chiunque voglia avvicinarsi e lasciarli aperti al pubblico, proteggendo il bene più prezioso dell’umanità: la gentilezza, la compassione, la condivisione.

Questo è l’incanto per me. Questo è il regalo più grande della Gestalt. Questo senso di vivere una vita piena. Una vita come quella di tutti gli altri, solo con più attenzione al minuscolo che accade che rende l’incanto abitabile ogni giorno.
Grazie Erving, grazie Gestalt.

  1. Incanto e Psicoterapia della Gestalt, E. Polster, FrancoAngeli Ed., p. 23 ↩︎
  2. Incanto e Psicoterapia della Gestalt, E. Polster, FrancoAngeli Ed., p. 24 ↩︎
  3. Incanto e Psicoterapia della Gestalt, E. Polster, FrancoAngeli Ed., p. 42 ↩︎
  4. Incanto e Psicoterapia della Gestalt, E. Polster, FrancoAngeli Ed., p. 49 ↩︎
  5. Incanto e Psicoterapia della Gestalt, E. Polster, FrancoAngeli Ed., p. 57 ↩︎
Acquista Incanto e psicoterapia della Gestalt - Erving Polster
Acquista Incanto e psicoterapia della Gestalt – Erving Polster